Gufetti LAP in corte

Quanti gufetti paciottelli e colorati svolazzavano per le vie di Nova lo scorso fine settimana! A dar loro vita è stata la fantasia dei bimbi che hanno giocato con noi al Laboratorio Creativo LAP, in un tripudio di stoffe, cartoncini colorati e tanta, tanta colla vinilica. Ecco per voi qualche foto strategica:

Ma cosa mangiano i gufetti LAP? Cosa riempie i loro pancini affamati? Ovviamente, visto il tema della festa di Nova, non potevano che essere ghiotti di granturco, raccolto in una divertente caccia al tesoro tra le varie corti vecchie della città. Infatti, in tre cascinali sono stati attrezzate delle apposite mangiatoie con nonne simpatiche pronte a raccontare loro la storia degli edifici che stavano esplorando. Per chi non ha potuto leggerle o ascoltarle eccole di seguito riportate!

CORTE DEI GARLATI:
Anche Nova Milanese aveva i suoi nobili, ricchi signori che amavano il bello e si circondavano di ricchezze. Tra questi c’erano i Garlati, una famiglia che aveva la passione per il verde: non solo adoravano vestirsi di verde ma amavano tutto ciò che aveva questo colore. Non vi sembrerà strano, perciò, che a loro piacessero le piante e quindi i giardini. All’interno della loro corte avevano dunque fatto seminare tante piante e siepi per godere del colore delle loro foglie. Qui, tra gli alberelli, nel prato tenero, seduti tra gli steli d’erba, i Garlati amavano prendere il te’ verde in verdi tazzine di porcellana, asciugandosi la bocca con tovaglioli color della menta e mangiucchiando pasticcini al pistacchio. Un’estate vennero a trovare i Garlati dei lontani parenti con loro figlio, Guglielmo. Guglielmo aveva nove anni e la passione per i nascondigli e i labirinti. Per questo, quando arrivò nella corte dei Garlati, vedendo tutti quegli arbusti, iniziò a giocare a nascondino, facendo sorridere gli zii. Sorrisero meno quando, l’indomani, alzandosi per ammirare il loro giardino, trovarono montagne di foglie che svolazzavano e il nipotino che tagliuzzava rami e rametti!

“Ma Guglielmo cosa fai?!” gli chiesero.

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“Un muro di foglie!” rispose ridendo.
“Di fo-foglie? Con le nostre pi-piante?!” balbettarono i Garlati non sapendo più cosa pensare!
“Si si, dei muretti: voglio costruirmi un labirinto come quelli che ho visto nelle grandi ville. Posso verooooo? Per favoreee!” e li guardò con i suoi occhioni più dolci. I nobili di Nova dovettero dire di sì.

Gugliemo sforbiciò e potò per ore e ore. Alla fine però dovettero dargli ragione: aveva fatto un bellissimo percorso con le loro siepi, così bello e ben fatto che, quando il nipotino partì assieme ai suoi genitori, decisero di continuare a tenere il labirinto verde. Se chiedete alle persone anziane nate e cresciute a Nova, forse sapranno ancora raccontarvi di come erano belle e ben tagliate quelle siepi e come fosse carino quel labirinto in miniatura!

CORTE DEL LUPO:
Tanto tempo fa, nei secoli passati, Nova era solo un gruppetto di case attorno alla chiesa, circondato da boschi e campi a perdita d’occhio.
In una di queste case viveva un povero contadino, solo con i suoi quattro figli, tre maschi e una femminuccia, chiamata Teresina. I tre bambini, quando diventarono grandi, andavano tutti i giorni ad aiutare il papà in campagna, a coltivare e raccogliere il frumento, mentre la figlia rimaneva in casa a pulire e cucinare quelle poche cose che riusciva a comprare con i soldi che c’erano.
Così, a pranzo c’era solamente pane e cipolle mentre, a cena, nei piatti c’era ogni volta brodo di cavoli. Tutti si alzavano da tavola affamati e andavano a dormire con la pancia vuota che borbottava. Il padre era sempre più preoccupato: vedendo i suoi figli così magri non sapeva cosa fare e la notte raccontava al cielo i suoi problemi senza riuscire a chiuder occhio. Però, una sera, Teresina lo sentì e decise di cercare una soluzione: il giorno dopo sarebbe andata nel bosco e avrebbe sicuramente trovato qualcosa di buono per i suoi famigliari. Perciò, di nascosto, quando tutti erano ormai usciti per andare nei campi, lei corse nel bosco. A pranzo il papà trovò la tavola apparecchiata con ogni cosa buona: c’era un bel pollo arrosto fumante, un prosciutto affettato, ciotole di uova sode, pane caldo, piselli in padella e insalata fresca… ma di Teresina neppure l’ombra. Sorpresi tutti mangiarono e tornarono al lavoro. A sera di nuovo la tavola era colma di prelibatezze… ma di nuovo Teresina non si vedeva. Era già capitato che lei non mangiasse con loro quindi non si preoccuparono troppo e, sazi come non lo erano mai stati, tutti crollarono addormentati. La mattina dopo, all’alba, il contadino e i suoi figli andarono ai campi e quando rincasarono si sentiva un buon profumino: il pranzo era bello che servito ma Teresina non era lì, e così avvenne anche a cena. Il papà si era alzato quella notte a controllare se era tornata, l’aveva sentita russare nella sua stanza e non aveva voluto accendere una luce: “Sarà stanca la mia Teresina… però, quanto russa!”.
La cosa si ripeté per tutta la settimana e nessuno sapeva darsi una spiegazione: dove prendeva tutto quel cibo Teresina e perché non era mai a casa durante il giorno? Alla fine il contadino incaricò il figlio maggiore di nascondersi e capire cosa succedeva. Quello che gli raccontò a sera, lo lasciò senza parole: in stanza di Teresina, in realtà, dormiva… un lupo! Era lui che procurava il cibo e cucinava! Disegno lupo colorato Vettore gratuitoDella sorella non c’era traccia! Il padre si spaventò e si precipitò nella cameretta della figlia con un bastone. Appena arrivò il lupo, entrando dalla finestra, il contadino lo minacciò e si fece portare subito nel bosco. Qui, in una radura, trovò Teresina addormentata tra i lupacchiotti.

“Teresina, Teresina sveglia! Vieni a casa Teresina!” le gridò ma lei, sbadigliano, gli spiegò del patto che aveva fatto con i lupi: lei avrebbe vissuto con loro, pulendo la loro tana e curando i loro cuccioli e in cambio i lupi avrebbero provveduto alla sua famiglia. Era uno scambio di favori. Il padre la pregò di non dire stupidaggini e di tornare con loro. Lei però non volle e aggiunse: “Qui sto davvero bene, papà: ho sempre compagnia, posso giocare e mangiare. E poi, c’è un’altra cosa, un’altra promessa: quando un lupo morirà, donerà a voi la sua pelliccia per scaldarvi d’inverno!”.
Il papà alla fine dovette cedere e tornò a malincuore a casa senza Teresina.
Cento anni dopo, trovarono nella casa tante pellicce di lupo: da allora si chiama La corte del Lupo.

CORTE DEI PURCELIT:
C’era una volta in città un omino chiamato Pierino. Era grassottello, con un faccione rosa rosa e un nasone tondo tondo. A guardarlo non potevi fare a meno di pensare che, ben nascosto, avesse sul popò un codino a ricciolino. Perché, diciamola tutta, assomigliava proprio a un maialino! La cosa era un po’ comica perché, in realtà, lui con i maialini, con i purcelit, ci viveva davvero! Aveva, infatti, nella sua casa tantissimi maialini, rosa, bianchi e grigiolini, che tutto il giorno grugnivano per le stanze e il cortile, giocando a rincorrersi tra le galline e le paperelle.
A Nova, chi volevano prendere un maialino dovevano bussare alla sua porta: Mastro Pierino aveva i migliori maialini del posto, i più teneri e paffuti.
Un giorno, però, tra tutti quei maialini, ne nacque uno piccolo piccolo, nero nero, che sul muso aveva una macchia rosa a forma di stellina. Pierino, appena lo vide, lo prese in braccio e se lo tenne stretto: “tu sei un cucciolo fortunato! Ti chiamerò Lucino e certo non mi separerò mai da te”. E, forse vi sembrerà bizzarro, però davvero mantenne la parola, anche quando gli anni passarono. Lucino il porcellino crebbe e divenne un gran maiale con il muso grosso e nero, la pancia grande come una grande botte e la coda più a spirale di tutte. La sua stella non sparì ma rimase sempre una bella chiara sulla fronte. Ma ci pensata all’effetto che facevano un omino e un maialone che camminavano per le vie del centro! Lucino e Pierino erano inseparabili: dove c’era Pierino c’era pure Lucino! Al mercato, dal barbiere, alle poste: ecco Pierino, con indosso sempre il suo grembiulone marrone e gli scarponi scuri legati con le corde, che cammina appoggiato al fianco del suo Lucino. I bambini correvano a dar da mangiare a Lucino ghiande e tozzi di pane e lui grugniva ringraziando. A volte il maialone girava per Nova con la coperta sulla schiena, d’inverno, quando nevicava, mentre, se pioveva, Pierino gli metteva addosso la cerata gialla impermeabile.
Sono passati anni e anni, e di Lucino e Pierino non se ne parla più, però, ancora oggi, in ricordo dei tanti maialini che giravano per quella casa, la corte è conosciuta con il nome di Corte dei Purcelit.Risultati immagini per maiale nero

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